LIBRIAMOCI 2015 alla Poggi Carducci di Sarzana

Una mattinata divertente e, forse, la scoperta di un giovane talento letterario

Per l’iniziativa Libriamoci2015, questa mattina sono stata alla Scuola Poggi Carducci di Sarzana, in provincia di La Spezia. Ho incontrato quattro classi di studenti dagli 11 ai 14 anni e ho raccontato loro perché “Leggere fa bene e non ha nessuna controindicazione”. Li ho fatti morire dalle risate quando ho spiegato perché il libro è un dispositivo di conoscenza altamente tecnologico. Niente che non sapessero già, ma forse non l’avevano mai considerato in questo modo.

Il libro funziona col semplice uso della vista, che scannerizza le informazioni e le trasmette al cervello. Il libro può essere utilizzato in piedi, seduti e perfino sdraiati; con due mani, con una sola e – incredibile ma vero – anche senza mani (è sufficiente un tavolo o un leggio).

Il libro permette di salvare annotazioni personali in qualunque sua parte mediante un semplice strumento denominato matita. Il libro è così tecnologicamente avanzato che, anche se usato moltissimo, garantisce sempre lo stesso funzionamento. Inoltre, il libro non ha cavi, circuiti elettrici e batteria, non necessita connessione e non ha bisogno di essere ricaricato. Il libro non va mai in stallo, non si pianta e non avrà mai bisogno di essere riavviato. Se cade, il libro non si rompe. È sufficiente raccoglierlo, aprirlo e il libro funzionerà esattamente come prima. Il libro ha un accessorio incredibile, che è standard, universale, internazionale, occupa pochissimo spazio ed è compatibile con qualsiasi modello di libro. L’accessorio si chiama segnalibro: consente di chiudere il libro a qualsiasi pagina e ritrovarla automaticamente alla successiva riapertura. Il libro è un prodotto che rispetta l’ambiente perché è realizzato con materiale riciclabile al 100%. È l’unico dispositivo di conoscenza altamente tecnologico che si può avere anche gratuitamente, rivolgendosi ad apposite organizzazioni chiamate biblioteche.

«Infine» ho detto ai ragazzi, che già si tenevano la pancia dalle risate «se il libro non vi interessa in veste di strumento di conoscenza, tenete presente che ha utilizzi alternativi: ci si può zeppare un tavolino che traballa o usarlo come soprammobile in una bella libreria (gli studenti mi hanno confermato di averne visti parecchi di libri-arredo nei negozi Ikea e, hanno aggiunto, “sono proprio carini!”). Il libro può servire per darsi un tono se lo si porta in giro sottobraccio, magari un bel ‘Pendolo di Foucault’ in edizione lusso con sopraccoperta patinata lucida, che si nota e fa molto intellettualoide. In extremis, il libro può diventare combustibile, ne sapeva qualcosa Hitler che ne ha bruciati talmente tanti da riscaldare mezza Europa». Poi abbiamo parlato di come bisognerebbe leggere, ovvero mettendoci un po’ di testa e di impegno. Perché leggere per forza, sillabando le parole, senza volerne capire il significato, è come scalare l’Everest guardando per terra. Una faticaccia immane senza godere del panorama!

Trasformando i primi dieci versi di “A Silvia” di Leopardi in versione rap 2015 (l’ho scritta personalmente e declamata come un vero rapper – o almeno ci ho provato) ho cercato di far capire ai ragazzi che ogni autore scrive del suo tempo, nel suo stile, con il linguaggio proprio del suo periodo storico e come tale va apprezzato e capito. Gli è piaciuta di più la mia filastrocca rap della poesia di Leopardi, ma questo è un dettaglio… Sono passata quindi alla lettura ad alta voce. Prima un divertentissimo racconto di Calvino, “Fumo, vento e bolle di sapone” e poi una storia tratta dal mio ultimo libro “Uomini bestiali e animali umani” (ed. Lettere Animate 2014) che ipotizza un mondo dove sono gli animali a governare e gli uomini a fungere da cibo, materiale per abiti e umani da compagnia.

Anche qui le risate non sono mancate, specie quando la signora tacchino, protagonista della storia, rimprovera il suo umano da compagnia, un grosso esemplare di pura razza napoletana, perché quando fa i suoi bisognini non alza la seggetta o la fa fuori dal vaso. E il gattone-napoletano per farsi perdonare si mette a cantare ‘O sole mio’, visto che, dopotutto, è stato adottato anche per la dote del bel canto. Altro momento molto gradito dai ragazzi è stato quando Irma, tigre del Bengala e carissima amica della tacchina, sfoggia con orgoglio il suo nuovo cappotto di pelo di camorrista, una capo unico perché catturare camorristi non è facile!

Gli studenti della Poggi Carducci sono stati molto attenti e partecipi per tutte e due le ore di seminario che ho tenuto. Hanno fatto domande, sono intervenuti quando avevano qualcosa da dire o da obiettare. Sono rimasti particolarmente affascinati quando ho spiegato loro che scrivere un romanzo è un po’ come fare il regista. Sei tu a decidere quale storia vuoi raccontare, quale messaggio vuoi dare, chi sono i personaggi della tua storia, cosa fanno, come parlano, come si vestono e così via. Come esempio pratico li ho fatti lavorare sulla favola di Cappuccetto Rosso, invitandoli a reinventare la storia da diversi punti di vista – se fosse il lupo a raccontarla? – e poi a ripensarne il messaggio finale. Se, ad esempio, volessi dire “la nonna di Cappuccetto se l’è cercata, perché gli anziani non dovrebbero vivere in mezzo a un bosco da soli sapendo che in giro c’è un lupo” come la riscriverei?

In tanti sono intervenuti, suggerendo anche morali alternative, tipo: la mamma di Cappuccetto era una sprovveduta. Quale genitore manderebbe il figlio nel bosco sapendo che c’è un lupo? Qualcuno ha proposto anche quali battute metterebbe in bocca al lupo se fosse lui a raccontare la storia. Insomma, esperimento riuscitissimo!

Al termine dell’incontro ho scoperto che fra gli studenti della Poggi Carducci c’è una giovane aspirante scrittrice. Lei, timidissima, si è svelata solo dopo che due compagne, puntandole il dito, hanno detto: «anche lei è una scrittrice! Ha già scritto due libri». «Sì» ha ammesso imbarazzata «ho scritto due libri, ma sono solo per me e li conservo in un cassetto». Beh, anche J.R.R. Tolkien quando scrisse i primi racconti sulla Terra di Mezzo e gli Hobbit non li aveva pensati per il grande pubblico ma come favole per i propri figli. Chissà che un giorno i due libri che la studentessa della Poggi Carducci ha nel cassetto non diventino dei best-seller mondiali.

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