MAMMA, GUARDA CHE BEL DISEGNO HO FATTO! - Parte prima

Il disegno riflette il percorso evolutivo del bambino, in primo luogo la sua crescita fisica – ovvero la capacità di coordinamento psicomotorio – e, a seguire, quella psicologica – l’organizzazione del pensiero e lo sviluppo delle abilità cognitive.


Incoraggiare il bambino a far uso di matite, pastelli, tempere e acquerelli è dunque utilissimo. Oggi, gli psicologi affermano che il disegno rappresenta anche lo specchio della personalità affettiva ed emotiva del bambino. Non a caso, quando i piccoli hanno problemi tali da dover essere sottoposti a terapie psicologiche, i medici chiedono loro spesso di disegnare. In questo modo i bambini rivelano quello che hanno dentro senza necessità di descriverlo a parole (cosa che probabilmente non sarebbero nemmeno in grado di fare), senza necessità di un confronto o di essere sottoposti a chissà quali domande.

Il disegno è una delle poche attività ludiche che il bambino può fare anche in totale solitudine e autonomia. Certamente, se accompagnata da un genitore, un parente, dei compagni o seguita dalla maestra, può risultare più sociale e divertente, ma non necessita per forza la presenza di terzi.

Il primo ad aver messo in relazione la creatività con lo sviluppo mentale è stato il professor Victor Lowenfeld (1903-1960), prima pittore poi docente di educazione artistica presso la Pennsylvania University. Il suo libro più noto, Creatività e sviluppo mentale è uscito per la prima volta nel 1947 eppure è ancora il testo di riferimento più utilizzato nell’analisi del disegno dei bambini.

Lowenfeld individua vari stadi di sviluppo del disegno infantile a partire dai due anni: Il primo stadio, quello fra i 2 e i 4 anni, è lo SCARABOCCHIO, il primo approccio del bambino con un oggetto in grado di lasciare delle linee colorate (che sia matita, pastello, pennarello o altro) e una superficie che le trattiene (un foglio di carta ma anche muri, pavimento, mobili eccetera. I genitori ne sanno qualcosa!). Nella fase iniziale il bambino non ha la pretesa di fare dei veri e propri disegni, sta semplicemente sperimentando una cosa nuova. Nonostante i suoi scarabocchi possano apparire un’inezia agli occhi di un adulto, è importante che chi gli sta accanto dimostri considerazione per ciò che il bimbo ha fatto perché per lui tracciare anche solo un segno su un foglio è una conquista. La mancanza di interesse verso le sue creazioni può influire sul suo successivo atteggiamento nei confronti del disegno e della creatività ma anche, più in generale, della sua sicurezza nel modo di porsi verso gli altri. Infatti, per i bimbi, l’espressione visiva rappresenta uno strumento di comunicazione fondamentale. Nel disegno esprimono quei concetti o sensazioni che provano ma dei quali ancora non conoscono il corrispondente verbale.

Lowenfeld comunque distingue due fasi di scarabocchio: lo SCARABOCCHIO DISORDINATO e quello CONTROLLATO. Nel primo, i tratti sono casuali e vanno in tutte le direzioni, mentre nel secondo iniziano a organizzarsi intorno a dei nuclei, spesso circolari o chiusi, e rivelano un’acquisizione di controllo sia psicomotorio sia visivo.

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