MAMMA, GUARDA CHE BEL DISEGNO HO FATTO! - Seconda parte

(Qui trovate la prima parte)

Nel secondo stadio, che Lowenfeld chiama PRESCHEMATICO e che colloca tra i 4 e i 6-7 anni, il bambino comincia a raffigurare ciò che lo circonda, specie le figure umane. Sebbene molto embrionali, queste rappresentazioni iniziano ad avere un senso: una forma chiusa – che sia rotonda o meno - è la testa; degli scarabocchi intorno ad essa i capelli (non necessariamente appoggiati sulla forma chiusa); linee lunghe ed esili – anche se non nel posto esatto dove ci si aspetterebbe che stessero – per il bambino sono evidentemente braccia e gambe. In seguito, il bambino comincia ad aggiungere altri oggetti tipo case, fiori, un’auto, un tavolo. Anche questi riflettono la sua personale visione e il livello di capacità grafica raggiunta e la sua predisposizione naturale per il disegno. Casa può essere qualcosa di forma quadrata, automobile la stessa forma con due cerchi e così via. La disposizione di più oggetti sul foglio (figure umane, oggetti e altro) non segue standard realistici quanto a posizionamento nello spazio, orientamento delle figure e proporzioni perché il bambino ancora non si pone questi problemi. Sempre in questo “secondo stadio” inizia di solito l’uso del colore che però è del tutto arbitrario e soggettivo. In pratica riflette le emozioni del bambino. La reazione dei genitori davanti ai primi veri disegni del bambino dovrebbe essere di “ascolto”, oltre che di attenzione e di soddisfazione. Piuttosto che cercare di interpretare o indovinare chi o cosa è raffigurato, mamma e papà dovrebbero farselo raccontare dal loro piccolo. Se per lui quella figura sgangherata è il cucciolo di casa (cane o gatto), apprezzare lo sforzo e la fantasia e, preferibilmente, evitare considerazioni del tipo: le orecchie dove sono? Perché non ha la coda? Fuffi non ha il pelo verde… e così via.

Il terzo stadio è quello che Lowenfeld chiama SCHEMATICO e che arriva fino agli 8 anni circa. In questa fase i bambini cominciano a raffigurare gli oggetti e la figura umana seguendo uno schema ben preciso che è assolutamente personale e diverso da bambino a bambino. Un po’ come il pittore che crea un suo stile (realistico, cubista, impressionista…). Quasi tutti i neo-artisti iniziano ad avere una percezione dello spazio e del piano di osservazione e, solitamente, dispongono oggetti e figure umane a partire da una linea di base (la parte inferiore del foglio). Sempre in questo stadio, i colori diventano più naturalistici e tendono a ripetersi: il cielo blu, l’erba verde, i tetti rossi, eccetera. Il quarto stadio é quello del DISEGNO REALISTICO. Il momento magico, quello della fantasia sfrenata e dell’assenza totale di condizionamenti, inizia a mutare. Il bambino che sta “diventando grande” viene incoraggiato dagli adulti a comportarsi diversamente (quante volte si sente la frase “dai, su, non fare il bambino”?) e ad abbandonare attività considerate retaggio infantile. La naturale conseguenza nel disegno è cercare di renderlo più adulto, dargli profondità, vicinanza alla realtà, colori più naturalistici. Non è un processo automatico e non è uguale o facile per tutti. Per non creare frustrazione nei soggetti artisticamente meno portati è consigliabile che le persone che li circondano (genitori, parenti, amici, insegnanti) non facciano pressione nello spingerli in quella direzione o li giudichino degli incapaci.

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