MAMMA, MI SPIEGHI PERCHE’… - Prima parte

I perché dei bambini sono spesso deliziosi nella loro innocenza. Che si tratti di domande assurde, imbarazzanti o talmente tecniche da lasciare senza parole perfino un ingegnere della NASA, meritano sempre e comunque una risposta. Ogni adulto – genitori, nonni, zii o semplici conoscenti (eh, sì perché i bimbi fanno domande a tutti, mica solo ai parenti) – ha la sua personale reazione: c’è chi taglia corto, chi scarica la palla ad altri, chi usa troppa logica, chi non ha pazienza… Occhio però! I bambini immagazzinano tutto, elaborano e poi escono con ragionamenti propri che, pur nella loro spudoratezza, non fanno una grinza.

Ecco qualche aneddoto divertente che può dare la portata del rapporto causa-effetto fra tipo di risposte e ragionamento dei bambini: RISPOSTA SBRIGATIVA A casa. «Mamma, perché non hai i baffi come papà?» «Perché alle donne non crescono». All’asilo rivolto a una suora che ha una folta peluria sul labbro superiore. «Suor Maria, lei è un uomo?» «No, tesoro». «Allora perché ha i baffi?» RISPOSTA SCARICA-BARILE Il bimbo vede spesso un sacco di pubblicità di assorbenti femminili che non capisce. “Papà, perché le donne devono usare i pannolini come il mio fratellino? Si fanno ancora la pipì addosso?” «Chiedilo alla mamma». «Mamma?» «Sì, amore». «Ha detto papà di chiedere a te perché le donne si fanno la pipì addosso…» RISPOSTA SCIENTIFICA «Zio, perché i razzi volano e le automobili no?» «Perché hanno un motore a reazione e combustibili appositi che producono una spinta propulsiva che…» Più tardi, facendosi grande davanti a un amichetto. «Lo sai che i razzi volano perché hanno un motore a azione e dei bustili appesi?» RISPOSTA POCO PAZIENTE Il bambino davanti al parco in autunno. «Mamma, perché le foglie gialle cadono dagli alberi e quelle verdi rimangono attaccate?» «Perché quelle gialle sono morte» «E perché sono morte?» «Perché quando diventano gialle vuol dire che sono morte». «Perché alcune muoiono e altre no?» «Che palle! Perché, perché… perché due per due non fa tre!» Il giorno seguente. «Perché Paolino non vuoi andare all’asilo stamani? Perché non ti sei ancora vestito? Perché non hai preparato la cartella?» «Che palle, mamma! Perché, perché… perché due per due non fa tre!»

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