Ieri ciuccio, oggi smartphone - Prima parte


Nel giro di pochi anni per tenere buoni i propri figli o farli smettere di piangere si è passati dal ciuccio allo smartphone o al tablet. La cosa più sorprendente è che il sistema funziona e non solo con i bimbi grandicelli, come sarebbe normale aspettarsi. Ho visto un video su YouTube (questo è il link: https://www.youtube.com/watch?v=c_XyWbxGNFQ) che mi ha lasciato senza parole. Come far passare un bebè dalla gioia all’isteria in un nanosecondo? Strappargli di mano lo smartphone. I bambini come quello nel video vengono chiamati generazione touch e sono l’evoluzione di quelli che a partire dal 2001 erano stati battezzati nativi digitali. Questo secondo termine venne coniato dal sociologo statunitense Mark Prensky per indicare la prima generazione cresciuta a pane e dispositivi elettronici come computer, console e videogame.


Con l’avvento della tecnologia touch si è avuta un’ulteriore evoluzione. Semplici, intuitivi e utilizzabili con le dita, tablet, smartphone e iPad attirano i bimbi già a partire da 18 mesi. Vista la reazione del bambino nel video c’è da domandarsi: è un bene o un male permettere ai piccoli di utilizzare questi mezzi? Se sì, in che modo e per quanto tempo? Inoltre, come lavora il cervello di un bambino mentre usa il tablet? Sono molti gli studi scientifici in corso sull’argomento, nessuno però può ritenersi attendibile al 100% in quanto statisticamente sono necessari almeno cinque anni di osservazione per stilare rapporti ammissibili e, ad oggi, il fenomeno è ancora troppo recente. Per il momento sono stati riscontrati sia pro che contro nell’utilizzo di questi nuovissimi tecno-gadget da parte dei bambini.

leggi la seconda parte

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