Separati o no, si è genitori per sempre (Prima parte)


È opinione comune che la separazione dei genitori sia sempre e comunque un trauma per i figli, che ne condizioni la crescita e lo sviluppo successivo, provochi loro problemi a scuola, ansia tristezza, perfino un crollo dell’autostima. È la conclusione a cui è giunto anche uno studio recentemente pubblicato dalla American Sociological Review.

Molti psicologi infantili però non sono d’accordo. Secondo loro non è il fatto che mamma e papà non stiano più insieme a costituire un trauma per i bambini e a produrre – eventualmente - le conseguenze sopra descritte, ma il modo in cui la coppia affronta la separazione e la fa vivere ai propri figli.

Tanto per cominciare, è bene che nei figli sia chiaro il concetto che i genitori non sono un’entità indissolubile ma due persone distinte, un uomo e una donna, con esigenze, idee, interessi e opinioni diverse, che talvolta possono anche non essere concordi. Una sana discussione in casa è meglio di un “va beh, hai ragione tu” seguito da un muso lungo un chilometro.

Quando nella coppia iniziano ad esserci problemi seri e la cosa diventa evidente anche agli occhi dei figli – tipo: papà che viene confinato a dormire sul divano o mamma che non pronuncia più una parola - non è producente recitare la parte della coppia felice o continuare a ripetere che va tutto bene. Meglio dare spiegazioni semplici ma sensate. “Sai, io e papà abbiamo litigato…” oppure “la mamma mi ha fatto davvero arrabbiare”. Il bambino è in grado di capire espressioni come queste e i comportamenti che ne derivano perché anche a lui può capitare di vivere situazioni simili a scuola con gli amichetti o con i primi amori.

È importante però che i due genitori si comportino allo stesso modo nei confronti del bambino. Va bene affermare che ci sono dei problemi ma senza accusarsi l’un l’altro con cattiveria, fornire eccessive spiegazioni e personali punti di vista sull’altro. Purtroppo accade troppo spesso che il genitore che si sente parte lesa nella coppia in crisi, riversi la sua rabbia e frustrazione sui figli. “È tutta colpa di tuo padre… È tua madre che non capisce nulla… Se non ci fossi stato tu, sai da quanto tempo lo avrei lasciato… È lei che non vuole, fosse per me…” e così via.

È la cosa più sbagliata da fare. Non è sobillando l’odio del bambino verso il proprio partner che lo si aiuterà ad accettare il fatto che mamma e papà non possono più vivere insieme. Anzi, atteggiamenti del genere portano spesso i figlia a sentirsi responsabili del fallimento della relazione. “Forse, se non avessi detto questo a papà lui sarebbe… Magari se non mi comporto così con mamma, lei papà non litigano… È perché ho fatto quella cosa che si sono arrabbiati e non vogliono più stare insieme”. Possono sembrare ragionamenti terra-terra ma nella testa di un bambino hanno un senso, come del resto lo hanno quei giochi-scommessa che chiunque di noi ha fatto da piccino: “se riesco a saltare veloce da una piastrella all’altra senza pestare le righe allora vuol dire che…” leggi la seconda parte

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