FAMIGLIA ALLARGATA: UNA FICTION STILE CESARONI? - Prima parte


La famiglia allargata è ormai una realtà comune in Italia, al punto da essere al centro di film e telefilm come la popolare serie tv “I Cesaroni”. Ma la fiction è finzione o, quantomeno, un’alterazione, spesso in meglio, della realtà. Come affrontare allora la vita vera di una famiglia allargata? Esistono ricette per farla funzionare stile “favola Cesaroni”?

I moderni nuclei familiari – formati da figli propri, acquisiti o di seconde e terze nozze, nuovi partner, parenti della precedente relazione con i quali si resta comunque in rapporti, parenti che i bambini chiamano nonni o zii ma che in linea di sangue non lo sono – assomigliano più allo storico concetto di clan che non a quello che normalmente si intende per famiglia. Se vediamo la faccenda in questo modo è possibile, forse, trovare modalità consolidate dalla storia per gestire questo nuovo tipo di famiglie.

Senza andare troppo indietro o lontano dal nostro paese, c’è una regione italiana, la Sardegna, che ha una lunga tradizione di famiglia in stile clan o comunque allargata. Lì, la componente matriarcale è sempre stata caratterizzante e lo è tutt’oggi. La parte femminile (madri, nonne, zie) funge da centro e difesa del nucleo, irrobustendo le proprie radici e i propri valori di generazione in generazione.

Fino agli anni ’60, in Sardegna, era molto diffusa la pratica del fillu de anima, una sorta di affido dei propri figli a terzi. Ciò accadeva talvolta per motivi economici (la famiglia d’origine non era in grado di mantenere tutti i propri figli e ne affidava qualcuno ai parenti che potevano), altre per motivi relazionali (attriti familiari così forti da preferire un trasferimento a casa di qualche parente, piuttosto che una guerra familiare), altre ancora per una specie di forma di supporto morale ed economico (ad esempio a un parente vedovo o zitella si dava un fillu de anima che avrebbe potuto fare compagnia e aiutare nelle faccende quotidiane). La scrittrice sarda Michela Murgia, nel suo romanzo “Accabadora” racconta meravigliosamente proprio quest’ultimo caso. A chi non l’avesse letto, consiglio caldamente questo romanzo.

Personalmente trovo molte analogie fra l’essere “figli di terzi” oggi – ovvero figliastri dei nuovi partner di mamma o papà, nipoti di nonni e zii acquisiti, fratellastri di figli di conviventi – e il concetto sardo del fillu de anima. Se poi pensa che il fillu de anima poteva essere affidato anche a una persona sola, non sposata o vedova con completa e totale accettazione da parte della comunità, questa pratica risulta ancora più vicina ai giorni nostri, addirittura lungimirante! Da anni si discute dell’opportunità o meno di concedere l’adozione ai single, dimenticando che la tradizione sarda ne dimostra la percorribilità e validità.

Purtroppo la storia non ci tramanda la formula magica per far sì che queste famiglie “speciali” funzionino a dovere, anche perché, diversamente dall’esempio sardo, oggi queste sono il risultato di una separazione, condizione del tutto nuova considerando che il diritto al divorzio per la donna è diventato legge in Italia solo nel 1970.

leggi la seconda parte

Altri Post
Noi sui social!
  • Facebook Basic Square
  • Twitter Basic Square
  • Google+ Basic Square
Archivio
Tag

© 2015 by My fairy tale - Favole Personalizzate - Arcola (SP) - Via Carpione 31 - tel. 3475524013

  • facebook-square.png
  • twitter.png
  • googleplus-square.png
  • youtube.png
  • instagram.png