FAMIGLIA ALLARGATA: UNA FICTION STILE CESARONI? - Seconda parte


(Qui trovate la prima parte)

La fine di un matrimonio è sempre un evento sofferto, spessissimo conflittuale. La coppia non dovrebbe mai dimenticare di essere la parte adulta della famiglia, quella responsabile, che deve essere pronta a pazienza, sacrificio e abnegazione. Un buon modo per cominciare, è mettere da parte egoismi personali, rabbia e rancore nei confronti del partner che è e resterà per sempre la madre o il padre dei figli avuti assieme.

Nella costruzione di una nuova relazione è fondamentale rispettare i tempi di adattamento dei propri figli. È ovvio che ci si senta innamorati del nuovo partner, non lo è altrettanto che i nostri bambini provino immediato affetto nei suoi confronti. Anzi, può capitare che lo vivano come nemico, come qualcuno che sottrae loro l’attenzione di mamma o papà e col quale si sentono in competizione. Spetta al genitore che decide di riaccompagnarsi far sentire sempre e comunque i propri figli al centro dell’attenzione. È bene lasciare al bambino i suoi tempi per costruire una relazione di affetto con il nuovo compagno. Sarà lui a scegliere se e quando cercare un suo abbraccio, una carezza, fargli delle confidenze, coinvolgerlo nei suoi giochi. Può essere deleterio spingerlo a fare cose per le quali non si sente ancora pronto.

I bambini vanno spesso rassicurati, coinvolti nelle decisioni (come passare la giornata ad esempio: in compagnia del nuovo partner o no?), non trascinati in troppi cambiamenti tutti insieme (es. nuova casa, insieme a nuova convivenza e magari anche ai figli del nuovo partner). Rispettare il coniuge dal quale ci si è separati è importante prima di tutto per i figli. Per quanto si possa essere rancorosi o risentiti, anche a ragion veduta, è meglio non mostrarlo al bambino perché per lui quel genitore resta comunque un grande amore. Parlare male dell’ex-moglie/marito davanti ai figli o costringerli a decidere se parteggiare per mamma o papà è quanto di peggio si possa fare.

Accade poi che, per un senso di colpa, i genitori separati allentino molto le briglie rispetto a quelle che prima erano regole ferree: l’orario della nanna, come ci si comporta a tavola, la regolare frequenza scolastica e così via. Si pensa a questa rottura delle regole come a una specie di premio, la concessione straordinaria di cose che prima non erano permesse. È un grosso errore. I bambini fanno presto a dare per scontate nuove regole che infrangono le vecchie perché HANNO BISOGNO DI REGOLE, li aiutano a crescere, a dar loro stabilità e certezze. Sarebbe bene che queste, oltre a restare quelle precedenti la rottura della famiglia, venissero concordate e condivise visto che l’affidamento congiunto è sempre più diffuso e che consente al bambino di trascorrere lo stesso tempo sia a casa di uno che dell’altro genitore.

Quest’ultimo punto, insieme al fatto che le separazioni sono ormai quasi la norma, credo sia uno dei principali motivi della crescente maleducazione nelle nuove generazioni. I bambini, prima traumatizzati dal divorzio e poi destabilizzati dal crollo delle regole comportamentali, quando crescono possono arrivare al punto di credere che a loro tutto sia concesso: lo ritengono una specie di diritto di rivalsa perché hanno sofferto della separazione dei genitori e, allo stesso tempo, un diritto acquisito perché le regole da rispettare sono state cancellate dalla loro vita fin da piccini.

Ovviamente si tratta di una mia opinione che, in quanto tale, ha due caratteristiche che possono renderla non condivisibile: è personale ed è critica.

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