Provate a immaginarvi adolescente autistico


Tutti conoscono ormai la storia di Giulio: 14 anni, di Livorno, studente di terza media, si è ritrovato da solo in classe perché gli altri compagni erano a fare una gita giudicata non adatta a lui.

Quello che non tutti sanno è cosa significa essere autistico e allo stesso tempo adolescente. Proviamo a immedesimarci.

Essere autistico significa amare la routine. Quello che gli altri fanno naturalmente per te è una procedura precisa che ripeti ogni volta nello stesso identico modo. Vivi di certezze assolute: bianco è bianco, nero è nero e le parole significano quello che dicono. Non esistono scherzi, bugie, equivoci, doppi sensi. Per te il tempo è sempre al presente. Immaginare un futuro è impossibile. Non riesci a prevedere le conseguenze di qualcosa e non ami i cambiamenti perché comportano delle conseguenze che tu non sei in grado di gestire.

Essere autistico significa anche avere capacità fuori dal normale. Riesci a rimanere concentrato per ore su qualcosa che ti interessa, hai capacità eccezionali per i compiti visivi e abilità straordinarie nella memoria e nel calcolo.

Fin qui ci siete? Riuscite a immaginarvi autistici? Ora mettetevi nei panni di un adolescente.

Siete nel periodo di transizione fra l’infanzia e l’età adulta, quindi alla ricerca di una vostra autonomia. Fisicamente vi sentite già grandi, mentalmente più autonomi e affettivamente più responsabili. Iniziate ad avere sogni e paure sul futuro e con questi uno stato confusionale generale. Chi sono? Chi vorrei essere? Cosa si aspettano gli altri che io sia? Chi voglio diventare? Come faccio a diventare quello che voglio?

Adesso fate un mix delle due cose “adolescente + autistico”: amante della routine ma allo stesso tempo alla ricerca di indipendenza; pieno di certezze assolute ma anche di dubbi e domande; vivi il presente ma sai che esiste un futuro, sebbene tu non sia in grado di prevederlo.

Oggi, tu, adolescente autistico arrivi in classe e la trovi vuota. I tuoi compagni sono in gita, ti viene detto. Crollo della tua routine, cambiamento improvviso, destabilizzazione. Poi il pensiero: perché i miei compagni sono in gita e io no? A me nessuno ha detto che oggi si andava in gita, di questo sono certo. I miei compagni non mi vogliono? Si sono dimenticati di me o mi hanno escluso di proposito? Perché? Forse è stata la professoressa a non volermi. Ansia, confusione, dubbi, domande. Non sei preparato a una cosa del genere in quanto autistico ma non lo saresti nemmeno come normalissimo adolescente.

Il fatto ha suscitato una tale indignazione pubblica che il governo non ha potuto ignorarlo. Il presidente del Consiglio ha twittato un grande abbraccio a Giulio e a tutte le persone che vivono ingiustizie sulla propria pelle. Il Senato, con una interrogazione parlamentare, ha chiesto un intervento urgente del ministro dell'Istruzione. In termini pratici nessuno ha fatto nulla per Giulio che, fra l’altro, non è il solo, né il primo caso del genere.

La stessa cosa è toccata a Luigi Cantile (di Venafro, Isernia) e a una ragazzina di una scuola media di Legnano (Milano). Per entrambi: identica patologia di Giulio, identica vicenda, identico trattamento.

Sarà il caso di fare qualcosa di più di un tweet o di un’interrogazione parlamentare?

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