Videogiochi: sì o no? - Seconda parte

(Qui trovate la prima parte)

Lo spirito imitativo dei bambini è fortissimo. Se vedono mamma e papà continuamente connessi e quasi impossibilitati a uscire di casa o muoversi senza il prezioso smartphone in tasca o in borsa, è difficile poi pretendere che loro si comportino diversamente da voi.

Buona regola sarebbe porre dei limiti quantitativi al tempo che il bambino può destinare a videogiochi e attività virtuali in genere. Meglio sarebbe se non diventasse una pratica quotidiana stabile, un appuntamento fisso e irrinunciabile, che quando gli viene sottratto provoca crisi isteriche, pianti e capricci.

Un esempio pratico è in questo video:

Se proprio non ci riuscite, gli studiosi di psicologia infantile, consigliano di non superare un’ora al giorno, possibilmente con la vostra supervisione. Altra buona norma sarebbe abituare il bambino a fare brevi e frequenti pause, almeno una ogni dieci minuti. L’interazione con giochi elettronici nei quali non è il giocatore ma la “macchina” a stabilire regole e tempi di gioco, può provocare anche forte stress.

Se non ci credete guardate la reazione di questo bambino davanti alla fase di un gioco che non riesce a portare a termine:

Invece di riprendere il bimbo con il cellulare e pubblicare il video su youtube, i suoi genitori avrebbero fatto meglio a convincerlo a fare una pausa e calmarsi. Oltre che a limitare lo stress, queste pause servono a riposare i muscoli oculari che utilizzando questi giochini risultano costantemente contratti.

Terzo e ultimo consiglio ai genitori è di indirizzare i propri figli verso attività reali e sociali, come lo sport o gli incontri con gli amici. Per diventare creativi e affrontare la vita con coraggio il gioco libero tra coetanei è fondamentale. Gli esseri umani sono programmati per la socialità e la compagnia, l'affetto e l'attaccamento. Quando si arriva al punto di divertirsi di più chiusi nella propria cameretta con gli occhi incollati a un terminale che in compagnia dei propri coetanei, ci si incammina verso l’incapacità di costruire legami sociali, di interagire con gli altri, comunicare ed esprimere i propri sentimenti.

Di contro, va detto che i videogiochi e la tecnologia in generale non possono essere condannati a priori. Hanno anche potenziali effetti positivi, ovviamente se utilizzati con i criteri che ho appena spiegato.

In quanto giochi senso-motori, possono stimolare alcune abilità manuali e di percezione, la comprensione di compiti da svolgere e forme induttive di pensiero. Possono abituare a gestire gli obiettivi a prendere decisioni velocemente, addirittura a favorire l’apprendimento di tematiche precise, ad esempio conoscenze relative a terminologie tecniche e modalità procedurali in ambiti a cui si riferiscono le competizioni giocate. Vi sono poi programmi utili a sostenere l’apprendimento anche in presenza di disturbi specifici, quali dislessia o deficit sensoriali. Il videogioco, infatti, ha un potere motivante molto forte ed una capacità di catturare e mantenere l’attenzione, utilizzando contemporaneamente anche più canali sensoriali di stimolazione. Le potenzialità del videogiochi, quindi, devono far riflettere sul fatto che non è lo strumento ad essere nocivo di per se stesso, ma il suo utilizzo incondizionato e spropositato.

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