Consumismo infantile - Prima parte


Un tempo i giocattoli erano desiderati, agognati, sognati. Se alla fine arrivavano, di solito era per Natale o per il compleanno. Allora, la bici, la bambola o la macchinina tanto attesa, diventava un oggetto preziosissimo. Ci si giocava ogni giorno, ce ne prendevamo cura, lo conservavamo e lo trattavamo con amore e rispetto.

Oggi le cose sono molto diverse. L’ho visto con i miei occhi nel negozio dentro al quale sono ospite da un paio di mesi col mio corner dedicato alle favole personalizzate. Si tratta di un mega-store che ha tutto per il bambino da 0 a 16 anni, dai biberon, alle carrozzine, ai giocattoli, all’abbigliamento.


La scena alla quale assisto ogni giorno è questa. Entra una mamma con un bambino. Il più delle volte lei è lì per acquisti di primaria importanza, che so, pannolini, bavaglini o un paio di scarpine. Mentre lei parla con la commessa, il piccolo si lancia in mezzo agli scaffali: – Mamma, me lo compri questo? – No. – Dai, vieni a vedere questo. Lo voglio! – No, ti ho detto prima di uscire che non siamo qui per i giochi. – Mammina, ti prego! – Nooo! – Solo a vedere. Vieni, dai. Rassegnata, la mamma raggiunge il bimbo, guarda il giocattolo e gli dice: – ne hai già uno uguale. – Ma io lo voglio, mammina. – Ho detto no. E torna a parlare con la commessa.


A questo punto inizia la commedia.

Il bambino, a seconda di come è abituato ad ottenere le cose, piange, strilla, fa i capricci, batte i piedi in terra, a volte afferra direttamente la scatola dallo scaffale e tenta di aprirla. Con mini-car, bici e tricicli accade anche di peggio. Il piccolo dittatore ci sale sopra, talvolta saltando addirittura dentro le vetrine e buttando all’aria ogni cosa.


Quando il genitore ha svolto le sue incombenze e va a recuperare il pargolo, quello è avvinghiato al gioco di turno e non lo molla. Riprende la discussione ma con una piccola differenza: l’integrità del genitore sta vacillando e il bambino, pur di ottenere qualcosa (a questo punto non importa cosa, basta che sia), è disposto a ridimensionare le sue richieste.


Va la faccio breve: nel 90% dei casi, la scenetta che ho appena raccontato finisce con un acquisto. Magari non la costosa mini-moto, ma comunque un giochino.

Immagino già le obiezioni di qualche genitore: non è vero, io ascolto mio figlio, gli do tutte le attenzioni che chiede e non lo assecondo sempre.

Il fatto è che i sistemi educativi di oggi sono molto diversi da quelli delle precedenti generazioni e ciò per un semplice motivo sociologico. Una volta i figli si facevano fra i venti e trent’anni, oggi si diventa genitori mediamente dai trent’anni in su.

leggi la seconda parte

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