Consumismo infantile - Seconda parte

(Qui trovate la prima parte)

Diventare mamma e papà da giovani comportava un po’ di incoscienza e meno disponibilità economica ma anche più capacità di adattamento e vitalità per star loro dietro.

Oggi la scelta è: prima mi sistemo dal punto di vista lavorativo, poi viene la casa, il matrimonio, il mio divertimento personale etc, poi faccio i figli. Niente da obiettare, per carità.

Solo che quando finalmente arrivano gli agognati pargoli si ha meno tempo per loro perché il lavoro viene prima, specie se si è in carriera; si hanno meno energie da dedicargli perché a quarant’anni non si ha lo stesso vigore che a venti; si ha meno pazienza, sopportazione e capacità di adeguamento: anni di abitudine di vita a due vengono sconquassati dall’arrivo di un bebè.

Come si compensano tutte queste carenze? Uno dei modi è il dono, l’acquisto di qualcosa che il bambino chiede, quasi che quell’oggetto possa trasmettere al bambino il messaggio d’affetto del genitore e compensare la sua ridotta capacità d’ascolto.

Secondo gli esperti di educazione questo “consumismo infantile” o “accumulo compulsivo” è causato in primis dai genitori ed ha effetti significativi sui bambini. Vari studi condotti sull’argomento, hanno dimostrato che i piccoli che ottengono sempre tutto ciò che vogliono crescono nella convinzione che ciò sia normale e non comprendono il significato di sforzi, rinunce o premi. Come se non bastasse, pare che l’eccessiva quantità di giocattoli riduca la loro capacità di apprezzare i singoli oggetti, di custodirli e dal loro un valore.

Come comportarsi allora? Tanto per cominciare bisognerebbe valorizzare maggiormente il momento in cui si fanno regali. Un tempo questi eventi erano fondamentalmente due, Natale e compleanno, ed erano ben chiari a qualsiasi bambino, che aspettava, sperava e infine gioiva. Poi conservava il giocattolo come un oracolo, sapendo che il prossimo sarebbe arrivato, forse, a distanza di mesi.

Altra buona norma sarebbe di abituare il piccolo a tenere in ordine i suoi giochi, a custodirli con diligenza, a non romperli o abbandonarli da una parte. E, se non li adopera più, insegnargli a regalarli.

Avete mai provato a dire al vostro bambino: se non ti interessa più quel gioco allora regalalo a…? Nella maggior parte dei casi la risposta sarà “no”. Il motivo è il semplice gusto del possesso. Non lo adopero, ma è lo stesso mio e lo voglio.

Un’altra cosa che si può fare è stimolare il bambino a costruire o inventare dei giochi da solo con materiali presenti in casa. Quando ero bambina io, fra i giochi di questo tipo, si costruivano casette le scatole di cartone, si creavano pupazzetti col Pongo, si cucivano vestitini per le bambole. Insieme ai maschi si costruivano tende degli indiani con lenzuola e stendi panni, piste per biglie o tappini con un gessetto, spade di cartone con le quali si inventavano battaglie piratesche.

Quanti bimbi di oggi conoscono questi giochi? Ma, soprattutto, quanti genitori di oggi dedicano un po’ del loro tempo a insegnare ai loro figli questi giochi?

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