Adolescenti HIKIKOMORI - Terza parte


(Qui trovate la prima parte)

Per quanto gli studiosi di Hikikomori si trovino d’accordo su molti dei fattori che possono scatenare il fenomeno non lo sono altrettanto sulla sua classificazione medico-scientifica: alcuni lo considerano un disturbo mentale o comportamentale, altri una dipendenza. Ne consegue che anche le filosofie di trattamento consigliate sono completamente diverse.

L'approccio medico-psichiatrico suggerisce il ricovero ospedaliero, sedute di psicoterapia e assunzione di psicofarmaci. L’altro prevede l’inserimento del soggetto in una comunità di recupero volta alla risocializzazione. Esistono però delle fasi intermedie prima che la “Hikikomorizzazione” (permettetemi il termine) arrivi al suo apice. Segnali che ogni genitore dovrebbe notare nel proprio figlio. Ad esempio: difficoltà a costruire relazioni con gli altri, pochi o zero amici, problemi con l’accettazione del proprio corpo o bassa autostima, rifiuto di andare a scuola ma anche di fare sport, coltivare un hobby o frequentare i coetanei; difficoltà di comunicazione, di sostenere un contraddittorio con valide motivazioni, di fare scelte ponderate.

Tutto questo, abbinato ad un eccessivo utilizzo di social-media e a lunghe ore trascorse in solitudine fra le quattro mura della sua camera, dovrebbe far accendere una spia d’allarme nel genitore.

Cosa fare? Gli esperti sconsigliano di violare i suoi spazi con la forza, di imporre limiti di orario, o di staccare la connessione. Non servirebbe a nulla, anzi potrebbe essere addirittura controproducente. La ricetta è fatta di gentilezza, pazienza e capacità di ascolto. Dovete stimolare la sua capacità di interazione, ad esempio assegnandogli dei piccoli incarichi, qualche lavoretto manuale o commissioni che lo tengano lontano dal computer e dalla sua stanza. Fate apparire quel lavoro di estrema importanza, trasmettete il messaggio che il suo aiuto è fondamentale per voi e complimentatevi con lui quando lo ha eseguito.

Costruire un dialogo e un rapporto di fiducia e stima con vostro figlio è il primo passo verso la “disintossicazione”.

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