Leggere è un privilegio

Forse sono di parte perché i libri, oltre a leggerli, li scrivo.


Resto comunque dell’opinione che leggere serve ed è una cosa meravigliosa che tutti dovrebbero praticare fin da bambini.

Immagino già qualcuno che storce il naso: adulti che sostengono di non avere il tempo e bambini e ragazzi che identificano libro con scuola e noia.


L’Italia quanto a “non lettori” detiene un primato a dir poco pazzesco! Da un sondaggio condotto nel 2014 risulta che il 78% degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno, il 12% ne legge da uno o cinque e solo il 10% ne legge più di cinque l’anno.


Il dato ancor più sconcertante è che 6 italiani su 10 hanno dichiarato – senza vergogna! – di non avere nemmeno un libro in casa. Cioè non solo non ne hanno mai comprato uno, ma non l’hanno nemmeno mai ricevuto in regalo e magari, senza nemmeno aprirlo, l’hanno messo su uno scaffale a fare arredamento.

Chiaro il concetto? Sei italiani su dieci non possiedono proprio nessun libro!


Come convincere tutte queste persone che leggere è utile e divertente?

Nel mio piccolo cerco di dare un contributo in tal senso. Non certo verso gli adulti. Se uno, alla soglia dei trenta o quarant’anni, non ha mai letto un libro a parte quelli di scuola, c’è poco da fare. Ciò non vuol dire che i suoi figli non possano essere futuri lettori. Dunque, anche se ai genitori i libri non interessano, credo che dovrebbero stimolare ugualmente i loro bambini in tal senso.


Per questo motivo, dallo scorso anno, sono entrata a far parte del progetto ministeriale “Libriamoci a Scuola”. In due parole fornisco il mio contributo gratis come lettrice, scrittrice e amante dei libri andando nelle scuole a raccontare a bambini e ragazzi perché leggere è un privilegio. Racconto loro che leggere è un po’ come mangiare. Se ci si limita ai libri di scuola (che bisogna leggere e studiare per forza) è come se per anni si mangiasse solo riso in bianco. Il pensiero comune sarebbe che mangiare fa schifo, tanto vale limitarsi alla sopravvivenza.


Ma se poi si scoprisse che oltre al riso in bianco ci sono pietanze diverse, più buone, saporite, colorate, accattivanti, allora l’opinione potrebbe cambiare.

Quello che consiglio è di "assaggiare" anche libri diversi, tanti, il più possibile. Solo allora si potrà dire se leggere è interessante e divertente o no.


La scusa più comune dei non-lettori è che non hanno tempo.

Secondo me non è il tempo che manca ma lo stimolo.

Di norma, se uno ha voglia di fare qualcosa (uno sport, uscire con gli amici, guardare quel programma alla tv) il tempo lo trova.

Leggere richiede uno sforzo minimo, può essere fatto ovunque e per il tempo che ci pare. Anche solo pochi minuti!


Vado a raccontare queste cose dalle scuole per l’infanzia fino alle scuole superiori e l’obiezione che mi viene mossa dai più grandi (ragazzi fra gli 11 e i 18 anni) è: ma a cosa mi serve leggere?

A parte l’intrattenimento e la conoscenza di cose nuove, di solito fornisco un unico semplice motivo: leggere arricchisce il vocabolario. Quante volte capita di sentire qualcuno che usa parole che non conosciamo? Eppure è italiano, non austro-ungarico!


Conoscere tanti vocaboli serve non solo a capire ma anche a esprimere concetti precisi o a riferirsi a oggetti specifici. Ai ragazzi che non mi credono (adolescenti soprattutto) faccio esempi banalissimi.

Mostro immagini di parti specifiche di una casa e chiedo la definizione corretta. Il 90% di loro non conosce parole come infissi, cardini, grondaie, abbaino, tegole, non sa la differenza fra persiane, tapparelle e scuri, non trova un sinonimo per mattonelle (piastrelle) o per pavimento (impiantito). Con i maschi, che sono i più refrattari all’argomento lettura, uso spesso immagini di motociclette, materia sulla quale si dicono esperti.

Chiedo loro di darmi la definizione italiana esatta di almeno una trentina di componenti. Di solito non arrivano nemmeno a venti. Il più delle volte non per ignoranza, semplicemente per pigrizia. Le ruote sono ruote e dimenticano i cerchi, i pneumatici, il battistrada, le camere d’aria, i raggi, le pinze freno eccetera.


L’italiano è una delle lingue più ricche al mondo. Abbiamo parole specifiche per ogni cosa e decine di sinonimi per ognuna di esse, eppure ogni sinonimo ha in sé sfumature che lo rendono diverso, preciso ed efficace. Ai bambini più piccoli porto l’esempio di termini come arrabbiato e felice, ognuno dei quali ha almeno altre dodici parole per dire la stessa cosa.


A qualsiasi ragazzo usi uno Smartphone (ormai ce l’hanno già a partire da 10-11 anni) faccio notare che la loro generazione, cosiddetta dei “nativo-digitali”, è quella che negli ultimi cento anni di storia scrive e legge di più. Sì, perché i ragazzi di oggi comunicano fra loro prevalentemente tramite messaggini, quindi invece di parlare, scrivono e leggono. E poiché, statisticamente, usano il telefono o il computer in media 3-6 ore al giorno, leggono e scrivono per ore e ore ogni giorno.


Peccato che la necessità di essere brevi e rapidi nei loro messaggi li porti a limitare il vocabolario al minimo e a stravolgere ed abbreviare le parole. “Ciao io sn a casa e nn so ke fare. Ci6 su fb? Pls connettiti ke t devo dire 1 cosa imp!” ecco, frasi come questa sono un classico. Non c’è da meravigliarsi che poi questi ragazzi abbiano difficoltà a comunicare faccia a faccia con qualcuno, a esporre concetti più complessi di una banale chiacchierata e che dimentichino, o quasi, come si scrive correttamente. A tutti loro dico che potrebbero impiegare almeno dieci minuti della loro giornata di lettura messaggini per leggere un libro.


Leggere arricchisce la vita oltre al vocabolario. Attraverso un libro si può esplorare la fantasia, mondi lontani o sconosciuti, realtà diverse dalla nostra.

Attraverso un libro si possono conoscere persone, luoghi, situazioni. Leggere è come viaggiare ma non serve passaporto, biglietto o soldi.


Leggere – lo dico sempre durante i seminari nelle scuole – è un privilegio. Basti pensare a chi non è in grado di farlo perché non ha accesso a un sistema di istruzione, o non può avvicinarsi a determinati libri per motivi socio-politici, religiosi o economici. Noi, che possiamo leggere tutto quello che ci pare, e pure gratuitamente (libri scaricabili via internet e biblioteche), non possiamo lasciarci sfuggire l’occasione di farlo.


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