Insegnare "giusto e sbagliato" ai bambini


Insegnare ai bambini cosa è giusto e cosa sbagliato sembrerebbe facile. Il fatto è che con queste due semplici parole, spesso usate per praticità, noi adulti intendiamo una miriade di cose: un comportamento corretto o scorretto, morale o immorale, educato o maleducato, conforme alle regole sociali o no.


Come rendere comprensibile al bambino concetti così ampi?


In base a uno studio condotto dal Max-Planck-Institut di Monaco su un campione di bambini da un anno di vita fino all’età scolare, servono due cose: tempo e esempi comportamentali coerenti.


Per tempo si intende quello del naturale sviluppo cognitivo ed emotivo del bambino. Lo studio ha dimostrato che procede per fasi:

  • a un anno un bambino è in grado di provare un sentimento simile alla compassione ma è ancora in forma inconsapevole

  • a due è in grado di esprimere questa compassione, ad esempio consolando un altro bambino che piange

  • a partire da quattro anni inizia a comprendere il concetto di moralità, ovvero la differenza fra giusto e sbagliato, anche se all’atto pratico non sempre si attiene all’insegnamento ricevuto, o per ingenuità o perché considera i suoi desideri più importanti delle regole

  • a sei anni il bambino inizia a distinguere fra principi morali e regole sociali e sa quindi cosa comporta infrangerle

  • solo dopo i sei anni il bambino può intraprendere consapevolmente il percorso da “conoscitore di regole” a “utilizzatore di regole”

Passiamo agli esempi comportamentali.

Educare un bambino significa portarlo dalla conoscenza di un corretto stile comportamentale alla volontà di metterlo in pratica.

Questo processo è influenzato dall’intero ambiente che lo circonda: i genitori in primis, ma anche l’asilo o la scuola che frequenta, la casa di parenti o amici; film e cartoni che guarda alla tv, le attività extra-scolastiche o sportive che pratica.

Ognuna di queste situazioni mette il bambino di fronte ad esempi comportamentali che possono essere giusti o sbagliati ma che, comunque, lui assorbe come una spugna.

Il ruolo di mamma e papà dunque è fondamentale.

Sono i genitori a dover dare il buon esempio per primi e ad essere coerenti.

Per capirsi: è inutile fargli una ramanzina perché a scuola ha offeso la maestra se poi a casa si parla di lei come di una “cretina che non capisce nulla di bambini”. È inutile brontolarlo se dice una bugia e poi fargli delle promesse e non mantenerle. Infrangere una promessa equivale a mentire. È assurdo porgli limiti nell’uso del telefonino o dei videogiochi, se poi si è i primi ad abusarne. È un controsenso togliergli il cellulare (o il videogioco) quando il suonino metallico ripetuto vi ha rotto i timpani e poi schiaffarglielo di nuovo in mano quando siete al ristorante con amici e il bimbo si annoia e rompe le scatole.


Sono i genitori a dover tollerare quando è il caso e a punire quando serve.

Se il bimbo si sta divertendo e non sta facendo nulla di male o di sbagliato, non interrompetelo per vostre esigenze o egoismi. Anzi, perché non cercate di diventare parte di quel gioco? Se il bimbo sbaglia ripetutamente, dopo che lo avete avvertito e richiamato più volte, non fatevi prendere dal buonismo, non lasciate correre perché “in fondo è solo un bambino…”. Magari una punizione ci sta.


Sono i genitori a dover trascorrere più tempo possibile con i propri figli.


Fra genitori impegnati col lavoro e genitori separati, oggi i bambini passano più tempo con nonni, baby-sitter, televisioni, videogiochi o insegnanti di qualche disciplina sportiva o artistica che con mamma e papà. Un bambino ha bisogno dei suoi genitori, non di surrogati che gli riempiano le giornate!

Se avete poco tempo da dedicare a vostro figlio, fate almeno che quel tempo sia di qualità. Non per voi, per la vostra pace e tranquillità, ma per vostro figlio, per la sua crescita e il suo divertimento.




Ricapitolando:

  1. date a vostro figlio i giusti tempi per apprendere certi insegnamenti, che sono i suoi tempi e non quelli che volete voi

  2. se vostro figlio non si comporta come vorreste, prima di dare la colpa agli altri (scuola, amici, parenti ecc.), domandatevi se voi state facendo del vostro meglio per dargli i giusti esempi comportamentali


L’infanzia e l’adolescenza, sono i periodi formativi più importanti per un essere umano. L’obiettivo dei genitori dovrebbe essere di sfruttarli (e goderli) al massimo così da dare al proprio figlio solide basi su cui costruirsi un futuro.


Consigli pratici? Eccone qualcuno:

  • Parlate col vostro bambino. Parlate più che potete, di ciò che gli interessa o di ciò che piace a voi. Ascoltate le sue opinioni e se siete in disaccordo, spiegategli i motivi. Un “no” e basta non serve

  • Prima di dare una risposta alle sue domande, obiezioni o critiche, cercate di immedesimarvi e quando esprimete un concetto fatelo con parole ed esempi comprensibili per la sua età

  • Dimostrate sensibilità e attenzione per i suoi problemi, anche se a voi sembrano stupidaggini. Pensate a quando eravate bambini e i vostri genitori non vi capivano.

  • Non concentrate l’educazione sui soli rimproveri. È dimostrato che i bambini sgridati in continuazione mentono di più o fanno le cose di nascosto, proprio per paura dei rimproveri

  • Premiate vostro figlio quando corregge un comportamento sbagliato, anche se voi, dopo tante ramanzine, lo date per scontato. Esprimete il vostro apprezzamento, ditegli che siete orgogliosi di lui

  • Dimostrate a vostro figlio che l’impegno porta a dei risultati con piccole gratifiche o apprezzamenti. È importante fargli capire che uno sforzo viene ripagato

  • Date regole fisse alla vita familiare e che rimangano tali anche quando il bambino si trova in situazioni o contesti diversi. L’eccezione alla regola può confonderlo.

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