Questo non si fa!

Perché alcuni bambini, anche molto piccoli, fanno o dicono cose terribili ai loro compagni di scuola e di giochi? Perché rispondono male a genitori, parenti e insegnanti? Perché mentono sistematicamente? Sono consapevoli o meno di fare del male?


Questi aspetti sono stati oggetto di vari studi da parte degli psicologi infantili. Le ipotesi su cui si sono concentrati sono principalmente due:

1) Ci vuole tempo prima che un bambino impari cosa è bene e cosa è male. 2) Sono gli adulti a dovergli trasmettere il senso della moralità.

Gli psicologi del Max-Planck-Institut di Monaco hanno osservato un campione di bambini da un anno di vita fino all’età scolare valutando il modo in cui giudicano, come, quando e in quali casi dicono le bugie, come reagiscono a stimoli insoliti o nuovi, come le esperienze e le diverse situazioni influenzano il loro comportamento.

Fra i dati emersi, vi è la sconcertante certezza che già a un anno il bambino è in grado di provare un sentimento simile alla compassione: i neonati si fanno contagiare dal pianto di altri bambini, mentre mostrano felicità se vicino a loro c'è qualcuno che ride. Questo sentimento cresce spontaneamente con l’aumentare dell’età. A due anni un bambino è in grado di consolare un altro bambino. Lo accarezza quando capisce che si è fatto male, cerca di asciugargli le lacrime se piange. Inoltre lo studio ha evidenziato che in quell’età è naturale per il bambino condividere i suoi giocattoli con altri.

A circa quattro anni i piccoli iniziano ad avere una moralità ma con delle contraddizioni. A un campione di bambini e bambine fra i 4 e i 5 anni gli studiosi hanno posto la domanda se rubare sia una cosa giusta. Tutti hanno risposto di no, che non si deve rubare perché "è una cosa brutta e cattiva.". Poi, però, all’atto pratico, gli stessi bambini non si sono fatti scrupolo a sottrarre dolci e caramelle a un compagno contro la sua volontà perché, ha detto l’80% dei bimbi intervistati “ne avevo voglia” oppure “perché i dolci sono troppo buoni”.

Alle elementari i bambini sono già in grado di distinguere i principi morali dalle regole sociali. Ad esempio sanno che è sbagliato picchiare gli altri bambini (principio morale) e che alla maestra ci si rivolge con “maestra” e non chiamandola per nome (regola sociale).

I ricercatori hanno chiesto ai bambini come si comporterebbero nei confronti di queste due regole se fosse permesso infrangerle. I bambini hanno saputo ben distinguere. Hanno risposto che chiamerebbero volentieri la maestra per nome, ma non picchierebbero mai i loro compagni perché “quello non si può fare mai. Picchiare è una cosa cattiva”.

Fin qui la ricerca ha dunque dimostrato che i bambini acquisiscono ben presto una coscienza morale. "C'è però una grande differenza tra consapevolezza morale e volontà morale" ha spiegato una delle ricercatrici del Max-Planck-Institut. I bambini piccoli (in età prescolare) sanno qual è il modo corretto di comportarsi ma, talvolta, al momento di metterlo in pratica, vengono meno.


In altre parole, conoscono le regole, ma ancora non capiscono il motivo per il quale devono rispettarle. Non hanno ancora accumulato determinate capacità cognitive, esperienze sociali e conoscenza del mondo. È quindi necessario concedere loro delle attenuanti quando agiscono in modo "immorale" perché può essere una particolare situazione in cui si trovano a portarli a comportarsi così. Ad esempio possono arrivare a picchiare un amichetto quando si sentono minacciati e non sono abituati ad affrontare i conflitti a parole.


Inoltre la curiosità li porta spesso a sperimentare, mettere alla prova se stessi e gli altri, provocare delle reazioni. Gli adulti devono abituarsi a non vedere sempre il male dietro ogni loro azione.

Prendiamo per esempio un bambino di due anni e mezzo che ha il vizio di tirare i capelli alle bambine. È probabile che non lo faccia per cattiveria ma semplicemente perché trova affascinanti le grida di chi gli sta vicino, o la lunghezza o il colore dei capelli delle sue compagne. Il giorno in cui la mamma gli spiegherà per bene che tirare i capelli “fa male”, il piccolo smetterà di fare questo dispetto. Lui ha ben chiaro il concetto che "fare male è una cosa brutta e cattiva."

Non bisogna però scaricare sui genitori l’intera responsabilità del comportamento morale e sociale dei figli. La loro educazione dipende dall’intero ambiente che li circonda. Il bambino vive molte e diverse situazioni: all’asilo o a scuola con i coetanei, a casa propria ma anche di parenti o amici; vede film e cartoni alla tv (l’influenza dei media sui piccoli è fortissima). Tutte queste situazioni permettono al bambino di osservare come gli altri si comportano. Ha una grande influenza su di loro se questi “modelli di osservazione” si contraddistinguono per lealtà o per scorrettezza.


Il ruolo di mamma e papà in questo caso è quello di dar loro il giusto esempio e comportarsi correttamente, non ammonendoli continuamente. Non serve a nulla rimproverare il bambino perché a scuola ha offeso la maestra se poi a casa si parla di lei come di una “cretina che non capisce i bambini”. È inutile spiegare al piccolo che le bugie non si dicono e poi promettergli di portarlo al parco, al cinema o a prendere un gelato e non farlo. Infrangere una promessa equivale a mentire, ovvero a dire le bugie. I bambini imparano ogni giorno quali sono le cose giuste e quelle sbagliate. Un buon esempio rafforzerà quindi la loro moralità.

Concludendo, ecco alcuni consigli ai neo-genitori:

  • Create occasioni per parlare col vostro bambino di come ci si comporta. Ad esempio, quando gli leggete una favola o guardate insieme la tv, provate a chiedergli: “È giusto o sbagliato quello che ha fatto quel personaggio?”

  • Cercate di educarlo con affetto e immedesimazione, lo aiuterà a diventare capace di pensare con la propria testa.

  • Dimostrate sensibilità e attenzione per i suoi problemi (anche se a voi possono sembrare stupidaggini) e siate sempre incoraggianti (mai negativi).

  • Non concentrate l’educazione sui rimproveri. È dimostrato che i bambini sgridati in continuazione mentono di più o fanno le cose di nascosto proprio per paura dei rimproveri.

  • Concentrate la vita familiare su delle regole fisse ma siate anche pronti a discuterne col bambino all’occorrenza.

Il processo di trasformazione di un bambino da “conoscitore di regole” a “utilizzatore di regole” è lento e non privo di ostacoli. Se però il bambino acquista la consapevolezza che comportarsi in modo leale e corretto gli permette di raggiungere i suoi scopi e addirittura di essere felice, diventerà normale e automatico per lui adottare questi valori nella sua vita.

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